Maria Biamonti, Pinuccia

Fronde

Biamonti Maria floricoltura
Maria Biamonti “Pinucccia”
Via Cesare Battisti 2, 18030 San Biagio Della Cima (IM)
0184 289095

L’intervista

Nata nel 1940, a San Remo, ma vera Sanbiagina, da una famiglia di floricoltori. Nonni floricoltori per parte di madre, olivicoltori e viticoltori per parte di padre.

Ha studiato fino alla terza media, ma facendo le serali, perché ha comiciato presto a lavrare in casa. Il padre soprattutto non era molto interessato alla scuola, a farla studiare, nonostante a lei piacesse, una cosa che ancora oggi le dispiace. Ha lavorato in casa fino al momento del matrimonio.

Ha sposato un Tomatis, Piemontese, di Cengio, dove si è trasferita con il matrimonio.

Il marito faceva il rappresentante della Locatelli, poi ha deciso di cambiare lavoro e di trasferirsi a San Biagio. Era il 1970 ed il marito aveva trovato lavoro come Depositario per la Motta Gelati. Occupazione durata per 3/4 anni. Poi è entrato in Barilla, come rappresentante, ed è rimasto nella stessa fino all’età della pensione.

Pinuccia quando i loro figli sono cresciuti un poco fine anni 70 anni 80, ha cominciato a lavorare, prima come impiegata, in comune, ma non le piaceva fare la dipendente, “sono una che gli ordini li do volentieri, non li prendo volentieri”… poi in campagna, dove si è messa a lavorare con i fiori e le fronde, in proprio.

I genitori avevano molte campagne, gran parte della quali oggi sono abbandonate, si è fatta dare un pezzetto dal padre, incolto, ed ha cominciato con la Mimosa e poi il Rusco. Quando il marito è andato in pensione anche lui si è dedicato alla campagna. Si è innamorato, dice Pinuccia, più di lei, e gli piace fare tutto. Lui che non l’aveva mai vista la campagna. Adesso le piange il cuore perché piano piano si devono arrendere, essendo molto anziani. Un figlio elettricista, è morto in un incidente, uno faceva l’infermiere ed oggi lavora nel sindacato, Segretario Provinciale di Sanità e Pubblico, e non si interessa della campagna.

Aveva già esperienza della campagna e della floricoltura per via della famiglia, anche se il rusco per San Biagio era una cosa nuova. Ricorda soltanto un signore che lo faceva in passato, il padre di Biamonti Nadia, proprietaria del B. And B. San Biagio era rose, in maggioranza, garofani e carciofi, quando lei era una bambina. Ricorda una gelata del 1956 dove persero tutto il raccolto di garofani. Mancò poco che il padre morisse per il colpo. Tenendo presente che con i raccolti dovevi viverci per un intero anno, non c’erano aiuti da parte delle istituzioni.

Le campagne

La prima campagna che si era fatta dare dal padre si chiama Valeira, era incolta, l’hanno pulita tutta nei fine settimana, prima di piantare la mimosa. Si trova davanti al paese, sull’altra sponda. Adesso il marito si diverte a metterci piante da frutto, fragole, olivi. Sono circa 3000 metri. Aveva cominciato con la Mimosa Gulua, che viena dalla Francia. Poi un altro pezzo, verso Camporosso, Santa Croce al catasto, sempre mimosa.

La vigna l’ha abbandonata, dal 95, l’oliveto anche, per via della viabilità. Non ci sono strade per raggiungere l’oliveto che si trova presso Luvaira; c’è una stradina molto impervia, pericolosa, per arrivare alla vigna. Dopo un piccolo incidente con il trattorino ha deciso di non coltivarla più. Si chiama Garibaudo, sul versante della val Nervia, sopra San Biagio. Producevano vino per loro, rossese. Poi hanno preso un altro pezzo, sempre dai genitori, a Cian De Cui, sopra san Biagio, dove hanno il rusco. L’hanno presa nel 1981, e inizialmente avevano messo la Mimosa Floribunda, quelle quattro stagioni. Poi il gelo del 1985 le ha fulminate. Quindi le rose, ma sbagliando qualità, per 3 anni. Oggi c’è il rusco. È una bella fascia, con un bel casolare. Ma non ci possono fare niente per via del Parco. Poi un altro pezzo di rusco in comune di Vallecrosia, una campagna di nome Panissa, circa 1900 metri. Nel complesso quasi 3000 metri di rusco.

Il Rusco

La loro economia oggi arriva dal rusco, la mimosa l’hanno abbandonata, nel pezzo davanti al paese sull’altra sponda, fanno frutta, il marito, per loro. Negli ultimi 3 anni il rusco vale abbastanza, circa 8-10 euro. Si comincia a metà settembre e si va avanti fino a quando non si finisce. Loro hanno finito a febbraio. Ad aprile, si raccoglie l’ultima foglia, che viene lasciata per tenere sana la pianta, funziona come tira linfa. Prima si raccoglieva piano piano, oggi si va a passate.

Il lavoro: prima di tutto bisogna tenere pulito, tagliare l’erba. Poi bisogna dare degli insetticidi. Ragno rosso, lo Zioringo, il pidocchio, le lumache poi malattie varie. Veleni ce ne vuole un po’. Se ne occupa lei. Poi c’è la raccolta delle foglie. Vengono portate in magazzino e si fa la scelta: il lungo, il medio, il corto. C’è chi li vende a fasci loro invece fanno dei mazzettini da due etti che riuniscono a pacchi da tre chili. Che portano al venditore. Prima la cooperativa, oggi Rosselli, da molti anni. Il lavoro più pensate è adesso, un paio di mesi. quello sull’ultima foglia, perché bisogna stare attenti a non toccare le nuove gemme e levarle prma che invecchino altrimenti non sono più commercializzabili. Se le raccoglie troppo presto la pianta si spegne. Lo definisce un buon lavoro. Molto va all’estero: Russia, Canada, Cina.Una volta il mercato era basato sulle festività, il Natale, Pasqua, san Giuseppe. Durante le feste il prezzo saliva. Oggi è diverso, c’è un prezzo per tutta la stagione, meno oscillazioni legate alle feste, ed è il mercato a farlo. Hanno un piccolo magazzino, con una cella frigorifera per i fiori, un tavolo su cui lavorare.

Quando era ragazza non era molto contenta di andare in campagna, si sentiva diversa dagli altri, quando scendeva in città, sulla costa. Ora capisce che cosa sia, si sente gasata, non ha più nessun complesso di inferiorità, anzi… Le dispiace vedere l’abbandono, la campagna abbandonata. Le viene da pensare ai nonni, a come era la campagna prima, San Biagio, le dà tristezza. Non capisce perché le persone preferiscono lavorare a 700-880 euro al mese in posti da dipendente. “Come sarei incazzata la sera…”. Lei preferisce lavorare nel suo e guadagna anche qualcosina di più.

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