Luca Valenti (Ouca)

Perinaldo, panorama

Azienda Agricola Ouca
Luca Valenti
Fronde, olivi, olio
Via Santa Giusta 26, 18032 Perinaldo (IM)
0184 672153
azienda.ouca@gmail.com

Presentazione

Luca Valenti, età 26 anni, residenza a Perinaldo. Conduce L’azienda agricola Ouca. Il nome è lo stesso della località, della campagna sulla quale sorge l’azienda. Ditta individuale, Azienda Floricola. Lavora in società con la madre, Daniela Borgogno, anche lei una ditta individuale, che si occupa della parte olivicola. Sono due ditte distinte ma la realtà di fatto è una sola. Produce fronde recise di eucaliptus, di spontanee tipo edera, lentisco, e mimosa. Il principale è l’eucaliptus.

Le campagne

La parte di Luca circa 5.000 metri quadrati. L’azienda nel suo complesso circa 5 ettari. Nella parte della madre oltre agli olivi ci sono anche piante da fronda. Il nome della campagne principali Ouca e Poggionardo.

Storia produttiva dell’azienda

Luca è coltivatore di quarta generazione con l’insediamento di OUCA. Aveva iniziato il bisnonno, il nonno ha ampliato l’azienda, che la madre ha successivamente rilevato e ulteriormente ingrandito. Circa un secolo di storia. Il bisnonno olive, varie floricole come rose, mimose. Il nonno ha potenziato le rose ed aperto un vivaio, dove produceva mimose e limoni in vaso. Poi i mercati sono cambiati, la Sicilia si è imposta in questo ambito. Hanno dismesso il vivaio e cominciato con le fronde recise, prima che la madre rilevasse l’azienda. Attività che ora lui prosegue ed amplia con OUCA.

Prima di aprire una azienda agricola è stato vivaista, giardiniere, ma senza mai abbandonare del tutto l’azienda di famiglia.

È diplomato all’Istituto Agrario di San Remo.

Ha lavorato come dipendente e quando ha avuto la possibilità ha aperto la sua azienda agraria, la sua attività, con l’intento di unirla a quella già esistente della madre. La scelta è derivata dalla necessità di accedere ai contributi europei, ai quali non avrebbe avuto accesso all’interno dell’azienda materna. Ha così preso in affitto dei terreni, costruendo effettivamente una parte nuova. Ha fatto un nuovo insediamento, insediamento giovani, tramite il PSR. Esperienza problematica, cominciata nel 2014. La partecipazione ai primi bandi è stata respinta. Poi nel 2018 ha visto la prima parte dell’insediamento giovani. Ma ci sono molti che ancora aspettano, con il rischio di perdere tutto, se la regione non affretta i riconoscimenti previsti. Luca ha riscosso circa la metà del finanziamento previsto, quello relativo all’insediamento, alla domanda 6.1, mentre attende ancora quella relativa al miglioramento aziendale, la misura 4.1, che chiuderebbe il cerchio del piano aziendale. Il prossimo anno dovrebbe chiudersi l’attuale PSR. C’è il rischio che si vada in proroga, i bandi sono stati chiusi e riaperti più volte. Le domande dei vari partecipanti non sono relative allo stesso bando. Qualcuno ha partecipato a quello del 17, del 18, qualcuno addirittura a quello del 19. Definisce la procedura “meccanica”, molto meccanica, e lenta. Luca ha preso terre in affitto già in parte produttive, ha piantumato qualcosa, ma i suoi investimenti in questo senso sono stati molto limitati, tenendo presente che una parte del suo raccolto avviene sulla terra di proprietà ed ingestione della madre. Il fatto è che non può mettere in atto molte cose che sarebbero non solo utili, ma fondamentali: l’assunzione di una persona che possa dargli una mano; cambiare coltura, fare impianti per una nuova coltura. Vorrebbe valutare qualcosa per il periodo estivo, per il resto è oggi abbastanza coperto nel suo ciclo lavorativo annuale. Una orticola o magari una floricola un poco particolare, da decidere. Se ci sono i fondi farà un progetto, altrimenti si adatterà, l’attività attuale è comunque buona.

La richiesta di finanziamenti relativa al miglioramento aziendale, 4.1, è centrata sull’acquisto di attrezzature, non avendo al momento esigenze particolari relative al miglioramento dei fondi agricoli. Progetta di acquistare un trattore, una carriola a motore,… se il finanziamento andrà a buon fine. Il trattore è una moto agricola, con motore e pianale, utile soprattutto per trasportare la merce. Così anche la carriola a motore, utile ad esempio per trasportare pietre nel caso di riparazione di muretti a secco. Data la conformazione dei terreni il grande problema è quello del trasporto merce, degli spazi e dei passaggi relativi.

Produzioni

Olive ed olio.

Nell’ambito dell’azienda di famiglia producono olive che trasformano in olio. Hanno anche una apposita sala di imbottigliamento, dove etichettano l’olio che poi commercializzano direttamente. La famiglia ha sempre coltivato olive e commercializzato olio. Hanno i loro clienti. Il nonno aveva anche fondato una cooperativa a Dolceacqua, che già commerciava olio, quando le regole erano diverse. Loro sono riusciti a chiudere il ciclo, dalla produzione, all’imbottigliamento, superando le strozzature dell’imbottigliamento. Gli manca la parte del frantoio, per la quale si appoggiano a Paolo Cassini di Isolabona. Producono tra i15 e 20 quintali di olio all’anno. 1500-2000 chili di olive da 450 piante. Un lotto da 300 ed uno da 150. Altre 150 le stanno cercando di recuperare in altre zone, ma non sono ancora produttive. La campagna principale si chiama Ouca, l’altra Poggionardo. Non hanno la Dop, perché non ne hanno uno stretto bisogno, vista la loro clientela. Etichetta unica, monocultivar taggiasca, olio estratto a freddo, che può registrare come tale.

Produce fronde recise, eucaliptus, spontanee tipo edera, lentisco, e mimosa. Il principale è l’eucaliptus. La parte di Luca circa 5.000 l’azienda nel suo complesso circa 5 ettari. Nella parte della madre oltre agli olivi ci sono anche le fronde.

Mercato

La merce che porta sul mercato è in questo momento ben pagata, si tratta di una situazione abbastanza vantaggiosa, non può lamentarsi. Rispetto a quando ha cominciato a lavorare, aiutando i suoi genitori, che il prodotto valeva 2.70/ 3 euro al consumatore finale, lo scorso anno hanno toccato i 7 euro 7.50, lo stesso prodotto. Mentre la parte olivicola è rimasta sempre sullo stesso livello, le fronde hanno conosciuto un importante rivalutazione. Il motivo è legato una sorta di rivoluzione commerciale. Oggi il prodotto va direttamente al consumatore finale, che apprezzandone la qualità è disposto a pagarlo bene. Mentre in precedenza lo stesso prodotto era venduto a grandi imprese commerciali, olandesi soprattutto, che facevano da intermediarie ed evidentemente erano interessate a mantenere i prezzi bassi al produttore. La richiesta del consumatore finale di un prodotto di qualità, la disponibilità a pagare un prezzo più elevato, sono state le molle del cambiamento. Secondo Luca quello che è avvenuto non è molto diverso dai cambiamenti che si sono verificati con i piccoli mercati di prodotti artigianali e biologici che hanno messo i produttori di orticole, frutta, ecc… direttamente a contatto con il consumatore. Il prodotto si è valorizzato, per la sua qualità da una parte, e dall’altra è stato eliminato un passaggio intermedio. Solo la scala è diversa. Anche nel mercato floricolo sta accadendo questo. Oggi arriva direttamente in Liguria il cliente cinese, che si fa un giro e contatta le aziende produttrici, valuta la qualità del prodotto. Mentre una volta era il commerciante olandese a comprare tutto, cercando di imporre un suo prezzo alla fonte. Questo portava anche al fatto che molta merce che veniva commerciata come ligure alla fine non lo era, quando le quantità erano scarse venivano compensate con altra merce, a discapito della qualità. Oggi si creano nuove figure, come il cinese che si occupa di quella merce specifica e viene direttamente a contrattare con i produttori, anche con le piccole realtà. Si smembra il mercato, ma a favore della qualità. Per loro non è malissimo, anche se la cosa migliore adesso sarebbe quella di creare delle piccole cooperative di produttori, per agevolare l’incontro tra domanda e offerta, altrimenti eccessivamente polverizzata, capaci di valorizzare la qualità. I mercati stanno cambiando, anche nel settore floricolo, oggi la crescita può essere improntata alla qualità piuttosto che alla quantità come in passato, puntando a piccole nicchie di eccellenza. L’esempio classico nel settore dell’eucaliptus è Latina. Fortissima in questo mercato, ha portato sul mercato merce sempre più scadente da un punto di vista della qualità, fino ad entrare in crisi e cadere. Hanno espiantato, cambiando completamente coltura. Cambiamenti che hanno riportato la Liguria al centro dell’attenzione. Oggi i prezzi sono alti, molti stanno partendo a piantumare, è facile prevedere che con l’aumento della produzione diminuiranno un poco i prezzi nel futuro, magari trovando un equilibrio attorno ai 5/6 euro, per un prodotto di qualità, eccellenza. Un equilibrio che andrebbe bene.

Stagionalità e anno lavorativo

La raccolta della fronda verde comincia nel mese di agosto e prosegue nei successivi, fino a novembre, quando si fermano per dedicarsi alle olive. Con le olive lavorano novembre e dicembre. Prima di Natale ripartono con la raccolta di fronde, perché le feste richiamano la domanda di prodotto. Fino a gennaio. Con i fiori di pesco si copre il periodo del capodanno cinese, tra febbraio e marzo. Febbraio si comincia anche con la mimosa, un mese circa. Poi si va avanti fino alla potatura dell’olivo con la raccolta del verde. La potatura comincia ad aprile e finisce verso metà maggio. Nell’attuale anno lavorativo dell’azienda rimarrebbe quindi aperto uno spazio tra maggio e metà agosto. Un periodo non molto interessante per il mercato floricolo, quello estivo, anche se una coltura ben calibrata potrebbe anche starci. In alternativa potrebbe inserire una coltura orticola, tenendo anche presente il turismo. Una attività che in piccola scala viene già portata avanti, ma che se intrapresa più seriamente richiederebbe investimenti, strutture adeguate, tempo per la messa in opera, tempo che andrebbe comunque sottratto al lavoro in atto. Ad esempio potrebbe essere interessato a lavorare con zucchine e pomodori.

Collaborazioni

Lui pensa che il suo paese abbia molto da offrire, in termini di posti di lavoro, soprattutto in agricoltura, legati al turismo. Oggi vede molto abbandono. Però le possibilità ci sarebbero. I pochi coltivatori che rimangono sono molto uniti, collaborano e si incontrano per decidere del loro lavoro, delle coltivazioni e del loro andamento. Ma anche per tutelare il loro lavoro da furti ad esempio. Nel campo del fogliame reciso sono all’ordine del giorno. Lui ne è stato vittima la scorsa estate. Un vicino lo ha avvisato, era notte. I ladri sono scappati, ma hanno lasciato sul posto circa cento chili di fogliame, che venduto a 7/8 euro il chilo sono comunque una merce appetibile e nel suo caso una perdita considerevole. C’è una collaborazione nel controllo del territorio e nel portare il problema anche verso le associazioni di categoria, perché non si sottovaluti. Loro sono convinti che ci sia dietro una organizzazione, che non si tratti del ladro di galline estemporaneo, per le informazioni che richiede un furto del genere: sia quelle relative al periodo giusto per rubare, sia quelle relative allo smercio del prodotto. Una fronda dura circa 10 giorni, i tempi sono molto contingentati… chi ruba già conosce il destino finale del prodotto, il prodotto è già piazzato.

Manodopera

Lavora con la madre e con i nonni, ma ha in progetto, nell’ambito del miglioramento aziendale, di assumere una persona, se tutto procede per il meglio. È arrivato ad una sorta di soglia in questo senso. La manodopera familiare è sufficiente appena, il bisogno di un’altra persona è effettivo, ma non può ancora permetterselo, anche per via della burocrazia che richiede, oltre che per gli aspetti economici.

In questo senso fa affidamento sul PSR, sulle possibilità offerte in questo ambito. Il resto dei miglioramenti è finanziato dal suo lavoro. Le cose in questo momento vanno abbastanza bene, ma pensa che sia pù prudente fare un passo alla volta, valutare anno per anno, non esporsi ad investimenti eccessivi, soprattutto se comportano il ricorso alle banche. Va avanti molto cautamente.

La terra

Distinguiamo acquisto e affitto. Il problema della terra è l’eccesivo frazionamento, nel caso dell’acquisto il lavoro più improbo è quello di mettere assieme le varie particelle ed i relativi proprietari. Anche un semplice ettaro di terra interessante per l’azienda, può comportare di dovere trattare con decine di proprietari diversi. Ad esempio hanno 150 piante di olivo, che stanno cercando di tenere puliti e di pulire attorno, anche per controllare il rischio di incendio. Hanno valutato anche la possibilità di prendere in affitto questi terreni circostanti, abbandonati anni, ma si sono trovati di fronte a 10/12 appezzamenti con 65 proprietari. C’è poi il problema della edificabilità, che alza i prezzi. Pensa che i comuni potrebbero dare un aiuto in questo senso, facendosi garanti di fronte ai proprietari, agevolando chi intende farsi carico dei terreni e li sottrae all’abbandono. Un lavoro di mediazione. In questo modo si sosterrebbe l’occupazione tutelando il paesaggio, due problemi oggi molto importanti in paesi come Perinaldo.

Certificcazioni, denominazioni, marchi:

In ambito floricolo la certificazione è di tipo sanitario, niente di simile alla Dop o alla Deco, anche se ci sono proposte in questo senso.

Pagine Internet

Ha una pagina Facebook, che funziona bene. Opportunamente potenziata, con una agenzia locale, la pagina ha i suoi riscontri. Per esempio tramite la stessa ha è stato contattato da persone di Ravenna che poi sono diventati clienti

Data intervista e luogo

Mercoledì 3 aprile San Biagio della Cima.

Note etnografiche

Atteggiamento verso l’intervista e la ricerca

Ci siamo incontrati per strada, sulla provinciale che attraversa San Biagio e sale verso Soldano, Perinaldo. Finalmente un giorno di pioggia, Luca era sceso verso la città per occuparsi di pratiche burocratiche. Mi aveva avvisato la mattina stessa, dicendomi che avremo potuto incontrarci in basso, senza necessariamente vederci a Perinaldo come previsto. Il tempo inoltre impediva o rendeva più improbabile una visita in azienda. Ho accettato e l’intervista si è svolta nel B&B in cui pernottavo. Era circa mezzogiorno. Un incontro veloce, molto mirato, ma non per questo meno interessante: Luca era non solo molto disponibile verso l’intervista, ma rispondeva direttamente e senza molti giri di parole alle domande, accettando di approfondire dove necessario.

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