Marco Damele, Camporosso. Floricoltura e cipolla egiziana

Marco Damele

Azienda agricola Marco Damele
Floricoltore, orticultore (cipolla egiziana)
Piazza D’Armi 3, 18033 Camporosso (IM)
0184 293384

L’azienda

Marco Damele 1974, è titolare dell’azienda assieme alla moglie e al padre. Risiede a Camporosso.

L’azienda non ha un logo, mentre lo ha il suo prodotto di punta: la cipolla egiziana, introdotta negli ultimi anni. La base è una azienda floricola, che coltiva asparago plumoso e ruscus, piante ornamentali. Ma lavorano per diversificare la produzione, introducendo piante rare, abbandonate, che possono avere una importanza nell’ottica di tutela e valorizzazione del territorio. In particolare hanno introdotto con grande successo la cipolla chiamata egiziana. Una antica cipolla presente in Liguria dal 1400 ma che l’uomo non ha mai coltivato. È sempre cresciuta spontanea. Hanno provato a coltivarla e proporla per tastare le sue proprietà e l’interesse per la pianta. L’interesse c’è stato, tanto che oggi l’azienda è agrifloricola e la cipolla ha una parte importante tra le sue attività ed in crescita. Producono soprattutto piante in vaso di cipolla egiziana, bulbi e anche conoscenza, perché Marco ha già scritto 4 libri sulla cipolla e la sua storia, le sue proprietà e i suoi usi culinari, uno sulla coltivazione. Vendono anche barattoli di cipolla essiccata da utilizzare come spezia. La risposta c’è, a livello di ristoranti e gastronomia, ma anche panifici. Oggi la cipolla è presente al ristorante Mirasur di Mentone, un tre stelle Michelin, al ristorante Torrione di Vallecrosia, nella pizzeria Balena Bianca sempre di Vallecrosia. Ma anche il panifico Lia, di Camporosso. Utilizzano la cipolla nei loro piatti, è presente sui menù, sulle focacce e nei grissini nel caso del panifico, fino ad arrivare al Pastifico Morena di Ventimiglia, che la utilizza per il ripieno dei suoi ravioli, presentati al Moka di Sanremo. Un risultato importante, tenendo che presente che fino a 5 anni fa la cipolla egiziana era sconosciuta. Ha la caratteristica di essere molto digeribile e facilmente utilizzabile anche a crudo. Molto apprezzata nella preparazione di salse, frittate, salse, creme, insalate, contiene molta Vitamina C, il doppio di una cipolla “normale”. Oggi è richiesta non solo a livello locala, ma anche nazionale e internazionale. Marco non produce direttamente cipollotti per la vendita, sarebbe troppo complesso. Si è dedicato invece alla produzione e vendita di piante in vaso e di cipolla essiccata, all’attività di promozione e presentazione tramite conferenze, a cui dedica oggi moltissimo del suo tempo: gli inviti per fare conoscere il prodotto sono infatti numerosissimi, nello scorso anno circa 90 e fanno integralmente parte del suo attuale lavoro. Di fatto lui promuove la coltivazione e la diffusione della coltura, facendo anche consulenza, ed in questo modo promuove la sua azienda ed il suo lavoro. Oggi la cipolla è prodotta da circa una decina di aziende della zona, che la vendono accanto ad atri prodotti. Dal 2014 è entrata a fare parte dell’arca dei gusti di Slow Food e potrebbe diventare un presidio. Ha cominciato nel 2013, studiando la pianta, cercando di capirla, senza nemmeno immaginare quello che sarebbe successo. A lui piaceva molto, anche come alimento, era interzato a conoscerla. Nel 2015 ha iniziato ad entrare in produzione, oggi è parte consistente del bilancio aziendale.

Storia della cipolla egiziana…

Nonostante il nome la cipolla ha pochissimo a che fare con l’Egitto. Le cipolle arrivano tutte dalla Cina, e sono state introdotte in occidente dalle popolazioni nomadi, che le portavano con se nei loro movimenti verso occidente. Quelle che oggi riconosciamo come italiane e tipiche di certi luoghi, come Tropea, sono l’esito di particolari integrazioni tra tipi di cipolle, selezioni e territori. In particolare la cipolla egiziana è arrivata in Liguria attorno al 1400 grazie ai Gitani e si pensa che il nome egiziana sia una storpiatura di cipolla dei gitani. È nata spontaneamente da un incrocio tra varietà di cipolle, infatti si tratta di un ibrido, che no produce semi. La particolarità è che produce direttamente bulbi, ma non sottoterra, ma sullo stelo. È una cipolla perenne, che resiste a condizioni climatiche estreme: non patisce ne la siccità ne le alte lo basse temperature. Libereso sosteneva che sarebbe sopravvissuta a tutte le piante. Quindi è anche una cipolla economica, che non richiede grandi cure ed è facile da coltivare ed una cipolla ecologica, resistente e forte. Marco l’ha trovata per caso in una campagna abbandonata sopra Vallecrosia. Non sapeva che cipolla fosse e la fece vedere a Libereso Guglielmi. Libereso la chiamava la madre di tutte le cipolle e la considerava una cipolla unica, con caratteristiche davvero speciali. La coltivava nel giardino di Calvino prima della guerra e poi l’aveva persa di vista. Hanno quindi iniziato delle collaborazioni con vari istituti di ricerca per conoscere meglio la pianta, ed in particolare con un istituto russo. Li la cipolla egiziana era conosciuta ed utilizzata per scopi militari, all’interno dei sottomarini, per la elevata presenza di vitamina C. In verità quindi si tratta di una cipolla conosciuta, presente non solo in Italia, ma che non era mai stata valorizzata se non in ambito militare dai russi. Ed ha una storia, con risvolti botanici, gastronomici, geografici di estremo interesse. Da qua la passione di Marco, che pensa che ci siano moltissime piante come la cipolla egiziana che attendono di essere riscoperte e valorizzate. L’azienda utilizza tutti i social network per fare conoscere e commercializzare la cipolla egiziana e cliccando su google cipolla egiziana oggi esce immediatamente il suo nome. Non si avvale invece di siti internet. Il mezzo più efficace per farla conoscere e forse più duraturo è comunque il suo uso culinario, la gastronomia, legandola ad alcune ricette ed utilizzi.

Marco

Marco si è sempre interessato a discorsi relativi alla biodiversità e alla sua tutela. Pratica una agricoltura che non utilizza diserbanti chimici, ne concimi chimici e utilizza al minimo agenti chimici per la difesa delle piante. La base è la conoscenza della pianta e delle sue esigenze, solo in questo modo si possono ridurre i trattamenti e quindi anche i costi legati alla sua coltivazione. Proviene da una famiglia di floricoltori, ed ha studiato prima Agraria a San Remo, poi Scienze naturali a Genova, con una specializzazione in agricoltura biologica e biodinamica. Ha lavorato nell’azienda di famiglia fin da piccolo maturando di conseguenza una grande esperienza e familiarità con le piante. Prima di essere floricola l’azienda era orticola e frutticola e la sua storia parte dalla fine del’800. Ora in qualche modo stanno tornando alle origini con la reintroduzioni di ortaggi e verdure con la cipolla egiziana. Marco è stato presidente dei giovani agricoltori, si è occupato del recupero e dello scambio dei semi, ha un particolare interesse per le varietà definite antiche, perché più forti resistenti, anche in una prospettiva ecologica. Si occupa inoltre di orti urbani e della loro valorizzazione come momenti di aggregazione oltre che come lavoro a contatto con le piante e la loro coltivazione in se.

L’azienda e il lavoro

Il ruscus e l’asparago sono piante ormai storiche che fanno dagli anni 60 circa. La crisi c’è, per questo cercano di diversificare la produzione puntando su qualcosa legato al turismo, alla gastronomia, al territorio. Vede una possibilità nel futuro solo ancorandosi a questi elementi ed immaginando che come è accaduto e sta accadendo nel mondo del vino, che porta come esempio, domani i turisti ed i clienti visiteranno le aziendale agricole e si porteranno a casa un fiore, una cipolla, un ricordo del territorio. Loro lavorano già in questo senso organizzando giorni appositi di apertura per visitatori e turisti, visite in azienda. Sono arrivati pullman dalla Svizzera e da varie parti di Italia. Ma vogliono implementare ancora questa parte in futuro. Hanno gli spazi adeguati, manca la strada, alcuni servizi che necessitano dell’aiuto delle istituzioni. L’azienda ha una superficie di circa due ettari, quindi consistente. Circa 800 metri sono dedicati alla cipolla, il resto alle due floricole, metà ciascuna. Il ruuscus e l’asparago vanno sul mercato, spediti a livello internazionale. Sono piante ornamentali vendute all’ingrosso.

In azienda lavora lui, la moglie e quattro dipendenti. È facile trovare manodopera, difficile trovarla specializzata, preparata. Il lavoro richiede fatica, la terra continua ad essere bassa, professionalità voglia di imparare. Ci vuole anche indipendenza, spirito di osservazione, intraprendenza, perché è chi lavora sul campo che ha maggiore contatto con le piante ed i loro problemi, e non puoi risolvere tutto con il controllo dall’alto. Serve questo tipo di collaborazione e sono poche le persone davvero disponibili e interessate anche a fronte delle possibilità, che ci sono, anche di crescere professionalmente. Trovi maggiore sensibilità nella manodopera peruviana ad esempio, perché sono cresciuti ancora con un contatto con la natura e capiscono meglio le piante e le loro esigenze, oltre ad essere più resistenti alla fatica.

Chiudiamo facendo una breve visita in azienda. Ci sono due dipendenti alle prese con l’asparago plumoso, lavorano sulle piante recise e ne ricavano mazzi di steli di varie lunghezze. Siamo nel magazzino dove avviene il confezionamento dei prodotti. Mi mostra i mazzi lavorati nelle celle frigo, preparato per andare sul mercato. Una è per il ruscus una per il plumoso, che essendo più delicato viene coperto con un telo apposito per mantenerne la freschezza. Mi mostra il campo dove coltiva le cipolle. Tra due mesi saranno in produzione, ci saranno i bulbi sugli steli. Andrà sul mercato con circa 15000 bulbi, circa 10000 vasi di piante, 5000 spediti in giro per l’Italia. L’obbiettivo è di arrivare a circa 50000 nel corso dell’anno. Nelle scarpate e nelle zone improduttive ha messo calendula, bella esteticamente, e facile da coltivare, edibile. Arriviamo poi al campo in cui si dedica alle sue prove, alle sperimentazioni. Sta giocando con l’aneto in questo momento, una pianta che non gli dispiacerebbe promuovere in futuro. I semi della pianta possono essere utilizzati a livello culinario, inoltre è forte, bella, resistente. Oltre ci sono le serre dove invece si coltiva il ruscus e l’asparago. Mi ribadisce, mostrandomi la serra, che non utilizzano agenti chimici come diserbanti e concimi, il meno possibile come fitosanitari, ma cercano invece di controllare l’ambiente in termini di umidità e temperatura in modo da creare condizioni ottimale per le piante.

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